Vilnius

Vilnius

Vilnius è la capitale della Lituania e la città più popolata del paese. È il capoluogo della Contea di Vilnius e sede arcivescovile. Vanta un centro storico barocco tra i più estesi e meglio conservati d’Europa, Patrimonio dell’Umanità dell’UNESCO.

Storia

Nata come insediamento di tribù baltiche, fu ben presto abitata dagli Slavi e, almeno dall’XI secolo, dagli Ebrei. Diversi storici identificano la città con Voruta, la capitale di re Mindaugas. La città fu menzionata per la prima volta in fonti scritte nel 1323. L’allora centro cittadino era un forte di legno, costruito sulla sommità di una collina dal duca di Lituania Gediminas. Il re di Polonia e gran duca di Lituania Wladyslaw II di Polonia (in lituano Jogaila; in polacco, Wladyslaw Jagiello) concesse a Vilnius i diritti di città nel 1387. La popolazione cittadina era inizialmente composta da lituani, ma presto crebbe, includendo mercanti ed artigiani di diverse nazionalità. A partire dalla conversione della Lituania al Cattolicesimo nel 1387 saranno edificate a Vilnius molte splendide chiese che ancora oggi caratterizzano il centro storico. Tra il 1503 ed il 1522 la città fu circondata da mura, con nove porte e tre torri. Tutte le porte saranno demolite verso la fine del XVIII secolo, tranne la Porta dell’Aurora, nella cui cappella è venerata un’effigie della Vergine Maria Madre della Misericordia, meta di pellegrinaggio.

Vilnius raggiunse il massimo dello sviluppo sotto il regno di Sigismondo II di Polonia (in lituano: Žygimantas Augustas, in polacco: Zygmunt II August), che vi stabilì la sua corte nel 1544. Nei secoli successivi, Vilnius crebbe e si sviluppò sempre di più. Questa crescita è stata favorita dall’Università di Vilnius, fondata da Stefan Batory (in lituano: Steponas Batoras, in polacco: Stefan Batory) nel 1579 e per due secoli guidata dai Gesuiti. L’università, che si fregia d’essere la più antica dell’Europa orientale, divenne presto uno dei maggiori centri scientifici e culturali della regione baltica, il più importante nel Granducato di Lituania: conserva tutt’oggi la più antica e ricca biblioteca del Paese. La prestigiosa istituzione nel 1832 venne chiusa d’imperio dagli occupanti russi e poté riaprire solo nel 1919.
Anche la vita politica, economica e sociale della città conobbero un vero fermento. Nel 1769 fu fondato il Cimitero di Rasos: oggi (conosciuto col nome lituano di Rasu kapines) rimane uno dei più antichi cimiteri del mondo.

Sviluppandosi velocemente, la città accoglieva immigrati dall’ovest e dall’est. In città si stabilirono, tra le altre, comunità di polacchi, lituani, bielorussi, ebrei, russi, tedeschi, ruteni. Ogni etnia diede il suo contributo alla vita cittadina: a quel tempo prosperavano l’artigianato, il commercio e la scienza. Nel 1655 Vilnius venne conquistata dai Russi, che la saccheggiarono e la diedero alle fiamme, massacrando la popolazione. La crescita cittadina s’arrestò per molti anni, anche se il numero di abitanti tornò ad aumentare abbastanza presto e, agli inizi del XIX secolo, era la terza città dell’Europa Orientale. Dopo la Terza spartizione della Polonia, nel 1795, Vilnius fu annessa alla Russia e divenne la capitale del governatorato di Vilna. I russi distrussero le mura cittadine e, trascorso il periodo tra il 1799 ed il 1805, rimase in piedi solo la famosa Porta Orientale (Aušros Vartai, oppure Medininku Vartai in lituano, Ostra Brama in polacco). Nel 1812, la città fu presa da Napoleone durante la sua avanzata verso Mosca. Dopo il fallimento della sua campagna, la Grande Armée si ritirò nell’area, dove migliaia di soldati francesi vennero seppelliti nelle trincee che avevano costruito mesi prima. Dopo la Rivolta di Novembre nel 1831, la chiusura dell’Università e le repressioni delle autorità russe bloccarono la successiva crescita della città. Durante la Rivoluzione di Gennaio nel 1863, in città si combatté aspramente ma la rivolta venne soffocata brutalmente da Michail Muravv (soprannominato dai cittadini “Impiccatore” per il gran numero di esecuzioni che ordinò). Dopo il fallimento della rivolta, le libertà dei cittadini furono seriamente limitate e l’uso di Lituano, Polacco e Bielorusso fu bandito, a vantaggio del russo. Durante la Prima guerra mondiale Vilnius fu occupata dai tedeschi dal 1915 al 1918. Il 16 febbraio 1918 venne proclamata l’Indipendenza Lituana. Dopo il ritiro delle truppe tedesche, per un breve periodo la città fu controllata da unità d’autodifesa, reclutata tra la locale popolazione polacca. Presto, però, i Bolscevichi la occuparono, eleggendola capitale dell’effimera Repubblica Socialista Sovietica Lituano Bielorussa. Il 19 aprile 1919 la città fu conquistata dall’Esercito polacco, ma il 14 luglio successivo venne ripresa dai sovietici. Poco dopo, il ritiro dell’Armata Rossa, sconfitta nella Battaglia di Varsavia, consegnò la città alla restaurata Lituania. Il 12 luglio 1920, il trattato di pace tra Lituania e Russia bolscevica riconobbe Vilnius come capitale della Repubblica di Lituania. Il 9 ottobre 1920, la divisione lituano-bielorussa dell’esercito polacco, al comando del generale Lucjan Zeligowski, conquistò la città, dopo aver messo in scena un ammutinamento. Si proclamò un nuovo stato, la Lituania Centrale (Litwa Srodkowa), costituito dalla città e dai territori circostanti. Il parlamento del nuovo stato, eletto con libere elezioni, il 20 febbraio 1922 proclamò l’annessione alla Polonia. Vilnius divenne così il capoluogo del Voivodato di Vilnius. Le autorità lituane, dalla nuova capitale, Kaunas, rifiutarono di riconoscere l’annessione di Vilnius alla Polonia e le relazioni diplomatiche tra i due paesi vennero interrotte fino al 1938. Nel frattempo, la città conobbe un nuovo periodo di veloce sviluppo. L’Università fu riaperta con il nome di Università Stefan Batory e le infrastrutture urbane furono significativamente migliorate. Nel 1931, Vilnius aveva oltre 195.000 abitanti, che ne facevano la quinta città polacca. D’altro canto, diversi lituani contestano quest’immagine di crescita economica e fanno notare che il livello di vita nella Vilnius di allora era considerevolmente inferiore a quello goduto dalle regioni rimaste a far parte dello stato lituano. A seguito del protocollo segreto allegato al Patto Molotov-Ribbentrop, che divideva l’Europa Orientale tra una sfera d’influenza sovietica ed una tedesca, l’Armata Rossa invase la Polonia Orientale. Vilnius fu conquistata il 19 settembre 1939. Inizialmente i sovietici intendevano farne la capitale della Repubblica Socialista Sovietica Bielorussa, ma in seguito, poiché la Lituania continuava a reclamare la città, trovarono più opportuno offrirla al governo lituano, in cambio del permesso di stanziare truppe sovietiche all’interno del paese baltico. Questa offerta, presentata come la proposta di un patto d’amicizia tra i due paesi, aveva anche il fine di aiutare i comunisti lituani a guadagnare una maggiore popolarità. La Lituania, sorprendendo i sovietici, rifiutò l’accordo, dal momento che le guarnigioni sovietiche sarebbero state una minaccia per l’indipendenza lituana. I sovietici allora presentarono l’accordo come un ultimatum, affermando che l’Armata Rossa sarebbe entrata comunque in Lituania, che quest’ultima fosse stata d’accordo o meno. I lituani allora cedettero, riuscendo ad ottenere che entrasse nel loro paese un numero di militari sovietici inferiore a quello inizialmente programmato da Mosca. Il 10 ottobre 1939, Vilnius e le aree circostanti (circa un quinto delle terre reclamate dai lituani) furono annesse alla Lituania, mentre le truppe sovietiche prendevano possesso delle loro nuove basi, in varie parti del paese. Le autorità lituane entrarono a Vilnius poco dopo e le strutture governative cominciarono ad esservi spostate da Kaunas. I lituani non gradivano di avere una capitale così vicina al confine sovietico. Cercarono così, pare, di rallentare il più possibile il trasferimento a Vilnius dei corpi centrali dello stato. Nel giugno del 1940, quando il trasferimento della capitale non era stato ancora completato, la Lituania fu occupata dall’Unione Sovietica, che instaurò un governo comunista. L’operazione fu condotta sia dalle truppe stanziate nel paese a seguito dell’accordo sopra menzionato, che da ulteriori reparti, fatti affluire al confine lituano. Vilnius divenne la capitale dell’appena proclamata Repubblica Socialista Sovietica Lituana. Tra i 35.000 ed i 40.000 abitanti della città furono arrestati dall’NKVD ed inviati nei gulag.

Nel giugno 1941, la città fu conquistata dai tedeschi. Nella città vecchia, vennero creati due ghetti per la numerosa popolazione ebraica. Gli abitanti del più piccolo furono assassinanti o deportati già nell’ottobre del 1941. Il secondo ghetto sopravvisse fino al 1943, anche se la sua popolazione venne regolarmente decimata per mezzo delle cosiddette Aktionen. Una rivolta degli abitanti del ghetto, fallita il 1º settembre 1943, fu seguita dalla definitiva distruzione dello stesso. Nel complesso, circa il 95% della locale popolazione ebraica fu assassinata. Molti di loro figurarono tra le 100.000 vittime delle esecuzioni di massa a Paneriai, circa 10 km ad ovest del centro della Città Vecchia. La gran parte delle altre 30.000 vittime dei massacri erano polacchi: prigionieri di guerra, intellettuali e membri della resistenza polacca. Nel luglio 1944, l’Armia Krajowa polacca ed in seguito l’Armata Rossa conquistarono Vilnius, che fu subito annessa all’Unione Sovietica come capitale della restaurata Repubblica Socialista Sovietica Lituana.

Immediatamente dopo la Seconda guerra mondiale, il governo sovietico deliberò di espellere l’etnia polacca (oltre alla meno numerosa comunità tedesca) da Lituania e Bielorussia. La decisione venne presa durante il cosiddetto rimpatrio, concordato dai sovietici con il governo comunista polacco, e contribuì a modificare profondamente la situazione demografica di Vilnius. Lo sterminio degli ebrei durante la guerra e, nel dopoguerra, l’espulsione dei polacchi, il trasferimento in città di molti contadini lituani, l’immigrazione dalle altre repubbliche sovietiche diedero luogo ad un vero e proprio cambiamento di popolazione, cultura e tradizioni. Solo dopo il 1960, comunque, la popolazione della città crebbe rapidamente, per le immigrazioni dalle campagne. L’11 marzo 1990, il Soviet supremo della RSS Lituana proclamò l’indipendenza dall’URSS, restaurando la Repubblica di Lituania. Il governo sovietico, il 9 gennaio 1991, inviò truppe ed il 13 gennaio successivo, durante l’attacco dell’Armata Rossa all’edificio della radiotelevisione lituana, vennero uccise quattordici persone e più di 700 rimasero gravemente ferite. Solo nell’agosto del 1991 l’Unione Sovietica riconobbe l’indipendenza della Lituania.

Da allora Vilnius ha sempre più preso i caratteri di una città dell’Europa Occidentale. Molti palazzi antichi sono stati restaurati. Si è anche costruito un nuovo centro direzionale, il cui edificio più alto, l’Europa Tower, tocca i 150 metri. Nel 2009, Vilnius, è stata nominata “Capitale europea della cultura”.

 

Fonte: Wikipedia

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